POSSESION di Robby Ertanto
Indonesia, 2024, 93′ | Horror
La rivoluzione passa per una riappropriazione culturale, in questo remake del classico del 1981 Andrzej Żuławski che si toglie lo stigma di cui si fanno solitamente portavoce tutti i rifacimenti dei grandi capolavori del cinema mondiale. Nel raccontare la storia di Faris, un uomo dalle azioni discutibili che sospetta che dietro la richiesta di divorzio della moglie Ratna ci sia un amante, per poi cambiare idea davanti alle connotazioni perturbanti di cui si carica la vicenda, il cineasta declina gli eventi del lungometraggio originale in una cornice deliberatamente autoctona, sia per quel che riguarda gli elementi iconografici del racconto, sia in riferimento ai codici più classici dell’horror indonesiano. L’intreccio segue un andamento simile al suo predecessore, ma gli elementi che compongono urlano la propria appartenenza al folklore dell’Indonesia: non è un caso, allora, che quel “mostro” così perturbante e sintomatico delle strategie orrorifiche di Żuławski, assuma adesso l’aspetto di un Pocong, il tipico spirito mortuario dell’arcipelago asiatico. La presenza del fantasma, rivestito del consueto sudario funebre con cui è raffigurato nelle scritture e nelle illustrazioni artistiche dell’Indonesia, funge da preludio a tutta una serie di riappropriazioni culturali che consentono al film di revisionare, in termini autoctoni e secondo la visceralità estetizzante degli horror del Sud-Est asiatico, un’opera-cardine del cinema orrorifico mondiale, rientrata adesso nelle maglie di una sensibilità più affine alle audience locali.
CROSSPOINT di Donie Ray Ordiales
Filippine / Giappone, 2024, 100′ | Action
In super anteprima una produzione figlia dell’incontro di due paesi il cui cinema sta avendo grande risonanza nel panorama contemporaneo, il Giappone e le Filippine. Protagonisti due uomini che devono fare i conti con il loro passato, in un racconto che promette amore e sacrificio e una confezione action/thriller dalla lenta costruzione fino a un finale esplosivo.
Punti di forza gli interpreti dei protagonisti Takehiko Hira, nominato agli ultimi Emmy per il ruolo di Ishido nella serie Shogun, e l’apprezzato talento musicale e attoriale filippino Carlo Aquino in un ruolo inedito. Donie Ordiales, regista filippino trapiantato in Giappone da vent’anni, ha riversato molte delle sue esperienze in una differente cultura e le storie personali che ha incontrato, e promette di mettere in luce le difficoltà riscontrate da molti lavoratori filippini all’estero.
Una fusione di punti di vista diversi, un’opera autoriale aperta al grande pubblico tutta da scoprire.
WHAT YOU WISH FOR di Nicholas tomnay
Regno Unito, 2023, 101′ | Thriller
Ryan Mosley (Nick Stahl) è uno chef talentuoso con il vizio del gioco. I debiti accumulati lo spingono ad abbandonare gli Stati Uniti e ad andare a trovare il suo storico amico Jack (Brian Groh). Anche lui cuoco in un’agenzia di catering, l’uomo vive in una lussuosa villa in un paese dell’America Latina. Ben presto, in Ryan sorgono dei sospetti circa le attività che coinvolgono l’amico finché un tragico evento lo spingerà a modificare completamente i suoi progetti.
Teso e angosciante, il secondo lungometraggio scritto e diretto da Nicholas Tomnay, dopo il suo esordio nel 2010 con The Perfect Host, è un thriller calibrato con risvolti horror, innovativo nella forma ma che mantiene, allo stesso tempo, un occhio di riguardo verso la grande tradizione del genere, dall’indimenticato Psyco al più recente The Menu.
GHOSTLIGHT di Kelly O’Sullivan, Alex Thompson
USA, 2024, 115′
Dan, operaio stradale in una piccola città statunitense, è costretto ormai da mesi a convivere con lo shock scaturito dal suicidio del figlio, Brian. L’uomo, durante una normale giornata di lavoro, sopraffatto dal peso del trauma, esplode improvvisamente in un’attacco di ira contro un automobilista che sta passando a fianco al suo cantiere, mettendo a repentaglio il suo impiego. A questa scena assiste, però, Rita, attrice teatrale e membro di una compagnia che proprio sull’altra sponda della strada sta preparando, negli stessi giorni, lo spettacolo su Romeo e Giulietta: il nostro protagonista si ritroverà presto coinvolto nella realizzazione della tragedia che lo indirizzerà, tra realtà e interpretazione, verso una nuova consapevolezza esistenziale. Kelly O’Sullivan e Alex Thompson hanno presentato al Sundance di quest’anno un dramma familiare dalla spiccata sensibilità emotiva, capace di sfruttare gli immortali motivi Shakespeariani per mettere a nudo le sfumature amare di una storia contemporanea e in grado di sottolineare, se ce ne fosse ancora bisogno, la potenza unificatrice del teatro, attraverso il quale persone diverse trovano un luogo comune in cui fondere le proprie esperienze di vita.
DELETER di Mikhail Red
Filippine, 2022, 93′ | Horror
Lyra è ormai abituata ad approcciarsi alle persone come se fossero dei meri dati immersi nell’etere: il suo mestiere da moderatrice di contenuti la sta portando progressivamente verso un preoccupante appiattimento emotivo, da cui almeno in apparenza non sembra esserci via di fuga. Ogni giorno deve raggiungere una quota di video eliminati, in modo da evitare che i contenuti dalla natura violenta, sessuale od eccessivamente grafica si diffondano in maniera incontrollata sulle piattaforme web del paese filippino. Ma più si accinge a cancellare clip contenenti comportamenti al limite del disumano, più il golfo che la separa dalla società e dai suoi individui si allarga. Ed è a partire da questo divario che Deleter articola tutte le sue istanze (narrative, tematiche, estetiche) per poi restituire loro una radicalità palpabile anche per mezzo di una contaminazione con i codici classici dell’horror psicologico. In questo modo il regista Mikhail Red riesce a proporre non solo un discorso – mai banale né pretestuoso – sulle politiche dello sguardo della contemporaneità, e in particolare sulla distanza emotiva con cui siamo ormai soliti approcciarci alle atrocità del mondo odierno, nel momento in cui ci vengono restituite attraverso le estetiche non-referenziali (e quindi desensibilizzanti) del digitale: ma mostra anche una grande capacità di legare queste riflessioni alle micro-censure a cui siamo sottoposti quotidianamente, soprattutto quando pensiamo di poter esprimere liberamente le nostre opinioni o visioni tramite le attività social(i). Malgrado il web possa essere un posto di “liberazione”, il suo reale volto è frutto di un filtro, ed è qui che Deleter fa nascere il suo vero orrore.
A LONG SHOT di Gao Peng
Cina, 2023, 117′ | Thriller
Nonostante la premessa faccia pensare a un film d’azione con protagonista un abile tiratore, o un thriller oscuro e distopico nel mondo della criminalità giovanile intrecciato con un film d’epoca sulle condizioni disperate della Cina industriale di metà anni ‘90, l’enorme struttura ricoperta di ruggine dove è ambientato quasi l’intero film è scenario di una storia molto umana sulle fragilità del suo protagonista Gu Xuebing (Zu Feng), dal punto di vista fisico – la sua carriera sportiva da tiratore è andata a rotoli per la perdita di parte dell’udito – e psicologico – è un uomo solitario che vive in un appartamento misero, che cerca riscatto aiutando una madre single il cui figlio Peng è pericolosamente vicino a una delinquenza con velleità ribelli. La pistola che Gu ricostruisce artigianalmente, parte integrante del rapporto mentore-allievo con Peng, si concede all’azione solo nel finale, mentre il focus del film riguarda gli intrecci fuorilegge della criminalità da gangster, la delinquenza giovanile e la ribellione contro un sistema di potere manageriale pronto a sfruttare le condizioni dei lavoratori e disinteressato alle conseguenze – alludendo anche alle condizioni attuali del paese. In questo scenario, dove i ladri rischiano la vita per rubare fili di rame marci o parti di macchine rotte, il sistema di guardie della fabbrica diventa una forza di polizia autonoma al servizio dei potenti, e Gu un giustiziere in cerca di redenzione.
SALOUM di Jean Luc Herbulot
Senegal, 2021, 84′ | Crime / Horror
Nel cuore del Senegal, la sopravvivenza significa non solo combattere i tuoi nemici, ma anche i tuoi demoni. Dopo l’estrazione del trafficante messicano Felix durante il colpo di stato del 2003 in Guinea-Bissau, il trio di mercenari de “Le Iene del Bangui” composto da Chaka (Yann Gael, 1899) Rafa e Papa Minuit, è costretto per un guasto dell’aereo durante la fuga a fermarsi in un villaggio sul delta del fiume Saloum, in Senegal, nascondendo la loro identità. Dietro l’apparente quiete che sembra avvolgere il posto si nascondono ferite aperte e segreti antichissimi, e la fuga si trasforma in una lotta per la sopravvivenza. Il congolese Jean Luc Herbulot porta in sala un thriller-horror mischiato con elementi di mitologia africana e richiami al Western italiano ed elementi di mitologia africana (oltre a un twist alla Robert Rodriguez), e che va a collocarsi nel territorio ibrido del realismo magico. Presentato all’edizione 2021 del Toronto International Film Festival, Saloum ci porta in una zona di confine tra il vero e il fantastico, il passato e il futuro.
TO A LAND UNKNOWN di Mahdi Fleifel
Regno Unito / Grecia, 2023, 105′ | Crime / Drammatico
Due cugini, Reda e Chatila (Mahmood Bakri), sono rifugiati palestinesi che hanno lasciato il Libano per cercare fortuna in Europa, e si trovano bloccati in Grecia disposti a compiere di tutto per ottenere passaporti falsificati e trasferirsi in Germania. Quando Reda perde i loro soldi a causa della sua dipendenza, Chatila escogita un piano disperato che coinvolge un ragazzo nella loro stessa situazione e una rumorosa donna greca (Angeliki Papoulia).
Passato per la Quinzaine des Cinéastes del Festival di Cannes 2024, Fleifel torna alla finzione dopo diversi corti documentari nei quali esplora il dramma sociale dell’esilio, della marginalizzazione, della speranza sempre più flebile. Reda e Chatila si sentono condannati a loro volta a essere sempre rinchiusi in una prigione: Gaza, il Libano… Atene è solo l’ultima, e la sensazione viene passata attraverso l’assenza di campi larghi e il gran numero di inquadrature della camera ravvicinate, spesso ferme sui volti interrogativi dei protagonisti.
Una ricerca di realismo e interesse a raccontare la realtà senza stereotipi e divisione tra il bene e il male paragonabile a quella della Nuova Hollywood (Brian De Palma e Martin Scorsese sono ispirazioni dichiarate). Una storia di persone prive di riferimenti senza compromessi, ben lontana dal taglio dolceamaro di Elia Suleiman.
DIVINITY di Eddie Alcazar
USA, 2023, 87′ | Fantascienza
Il brillante scienziato Sterling Pierce (Scott Bakula) ha creato un elisir che promette l’eternità, chiamato Divinity). Il figlio Jaxxon (Stephen Dorff), spinto dal desiderio di potere, vuole prendere il controllo della produzione e, così, del mondo intero. In questo regno desolato in cui l’infertilità è arrivata al 95%, due fratelli (Moises Arias e Jason Genao), con l’aiuto di una donna misteriosa (Karrueche Tran), progettano di rapire Jaxxon, intraprendendo un viaggio che metterà in discussione il significato stesso dell’immortalità.
Un trip di acidi, più che un’opera cinematografica, Divinity riunisce la mente geniale di Steven Soderbergh (qui in veste produttore) e Eddie Alcazar, game designer, al ritorno dietro la macchina da presa dopo il suo ultimo corto The Vandal (2021). Un film surreale, catturato da una suggestiva fotografia in bianco e nero, che mette in luce tutte le derive distopiche che percepiamo lontane ma che, in realtà, così lontane non sono.
ABERRANCE di Baatar Batsukh
Mongolia, 2023, 76′ | Horror
Erkhme e Selenge decidono di cambiare vita trasferendosi dalla città a un piccolo paese di montagna nella fredda periferia mongola. Lo strano comportamento della coppia attira immediatamente l’attenzione del vicino di casa che proverà in tutti i modi a comprendere le logiche interne alla relazione dei due nuovi arrivati. Il debutto di Baatar Batsukh si nutre dell’isolamento fisico e psicologico dei personaggi, prigionieri in una baita di montagna circondata dalla neve, per sviluppare una vicenda dai tratti misteriosi, in cui non mancano colpi di scena e momenti di grande tensione. La padronanza tecnica di angoli e colori (Batsukh nasce come direttore della fotografia) permette al regista esordiente di donare al cinema mongolo un originale esempio di estetica magnetica dalle sfumature surreali.
THE WATERHOUSE di Samuel Clemens
Regno Unito, 2023, 84′ | Horror
Dopo aver rubato un prezioso dipinto, tre uomini si ritrovano presso una safe house ritirata in riva al mare, in attesa della loro complice (e madre di uno di loro) che tuttavia non si presenta. Mentre cresce il sospetto fra i tre che uno di loro possa essere responsabile della sua scomparsa, e l’arrivo di tre giovani donne alla casa complica i piani, si rende sempre più evidente la presenza di una creatura sinistra nascosta nelle acque…
Figlio del produttore e sceneggiatore britannico Brian Clemens e imparentato con Mark Twain, Samuel Clemens costruisce un’opera in tre atti in cui cambia spesso registro ma mantiene sempre alta la tensione: dopo i primi quindici minuti senza dialogo, la parte centrale si trasforma in un gioco delle parti e tra i generi uomo-donna, per culminare in un finale adrenalinico in cui i protagonisti si confrontano con le loro scelte passate. Tecnicamente di valore le inquadrature che ricordano costantemente la presenza del mare come potenziale pericolo (la steadicam de La casa fa scuola), la fotografia dai toni caldi in contrasto con il buio che permea buona parte della pellicola, e la musica al contempo ipnotica e minacciosa. Una pièce di tragedia greca, irresistibile come il canto delle sirene.
Presentato a Cannes alla Marché du Film 2024.
THE KILLER GOLDFISH di Yukihiko Tsutsumi
Giappone, 2024, 95′ | Horror / Commedia
Dopo che un fossile umano di 50.000 anni fa viene scoperto nelle profondità delle montagne giapponesi, una serie di bizzarri e strani omicidi si diffonde in tutto il paese. Misteriosamente, su ogni scena del crimine viene trovato un pesce rosso fuori dalla sua boccia, congelato e sporco di sangue. Erika, un’investigatrice dell’unità speciale del servizio di pubblica sicurezza, si occupa del caso e crede che gli omicidi siano il risultato dell’uso dei pesci rossi come arma da parte di un sensitivo. Ben presto, Erika e i suoi colleghi vengono coinvolti in un grande piano di vendetta derivante dai geni degli antichi fossili. Il prolifico regista giapponese Yukihiko Tsutsumi, già noto per il thriller ambientato in una sola stanza 2LDK e l’adattamento del celebre manga 20th Century Boys, è tornato con una nuova storia avvincente e folle, primo capitolo di una saga ricca di colpi di scena e spiriti inquietanti.
SHIKUN di Amos Gitai
Francia / Svizzera, 2024, 85′ | Dramma
Shikun è il termine per un particolare tipo di abitazione popolare israeliana composta da casermoni multifunzionali, di ispirazione modernista, oggi in gran parte in disuso e in via di demolizione. Tra i corridoi di questi condomini osserviamo le vite di diverse persone e famiglie alternarsi, intrecciarsi e confondersi tra loro, con l’unica presenza fissa di una misteriosa donna francese che ci parla dell’arrivo imminente dei rinoceronti.
Presentata all’ultima edizione della Berlinale 2024, l’ultima fatica del cineasta nato ad Haifa Amos Gitai è un raffinato gioco surrealista, che si rifà al drammaturgo Eugène Ionesco e alla sua opera teatrale Il rinoceronte per raccontare la situazione politica e sociale del presente di Israele. Attraverso un complicato gioco di messa in scena, riprese in piano sequenza e stacchi netti di montaggio, ci inoltriamo in un mondo a metà tra realtà e immaginazione, guidati da un’istrionica Irène Jacob (La doppia vita di Veronica, Guida romantica a posti perduti).
MOM di Adam O’Brien
USA, 2024, 95′ | Horror
Meredith, una neomamma in difficoltà, viene abbandonata dalla famiglia e dal compagno in seguito ad un terribile evento che la riguarda in prima persona. Sempre più isolata, la donna inizia a essere perseguitata da un’entità sinistra decisa a farle rivivere i suoi momenti più terrificanti, senza mai lasciarle pace.
Mom è un horror psicologico che logora e angoscia lo spettatore dal primo all’ultimo minuto di visione. Inquietante studio psicologico sulla depressione post-parto, l’ultima opera del regista Adam O’Brien è un vero e proprio pugno nello stomaco, in cui noi spettatori viviamo da vicinissimo i tormenti interiori della protagonista, interpretata con grande intensità dalla star delle serie Schitt’s Creek e 12 Monkeys, Emily Hampshire.
NIGHTWATCH: DEMONS ARE FOREVER di Ole Bornedal
Danimarca, 2023, 118′ | Horror
La giovane Emma (Fanny Bornedal) accetta un lavoro come guardiano notturno nello stesso ospedale psichiatrico in cui, trent’anni prima, i suoi genitori hanno vissuto il trauma più grande delle loro vite. Mentre la giovane si addentra nei misteri che avvolgono le terribili vicende che hanno tragicamente coinvolto i genitori, risveglia involontariamente una potente entità demoniaca imprigionata nell’ospedale stesso. E così, l’incubo ricomincia.
L’atteso sequel del film del 1994 Nightwatch, che ha avuto un remake americano nel 1997 con protagonista Ewan McGregor, è un horror cupo in grado di calare gli stessi traumi e devianze del prequel all’interno della cornice contemporanea. Il film vede come protagonista la talentuosa Fanny Bornedal, figlia del regista scandinavo, e segna il ritorno della star hollywoodiana Nikolaj Coster-Waldau (Game of Thrones), la cui carriera fu lanciata proprio dalla prima pellicola di cui era protagonista.
BLACK CAB di Bruce Goodison
USA, 2024, 87′ | Horror
Una coppia in crisi, Ann e Patrick, prendono un taxi di rientro da una serata. L’autista (Nick Frost) è inizialmente allegro, ma diventa presto evidente che non vuole farli scendere e prende in ostaggio la coppia, conducendoli lungo una strada abbandonata e – apparentemente – infestata da fantasmi. Qual è il suo obiettivo? E perché ha scelto proprio loro due?
Veterano del cinema drammatico britannico, Bruce Goodison ambienta una storia ispirata alla letteratura gotica di inizio Novecento, da Henry James a Shirley Jackson, in una narrativa on the road più tipicamente americana e vicina alla modernità. Con un cast ridotto al minimo, Nick Frost è il prevedibile mattatore in un ruolo in cui esprime tutto il suo repertorio, dal più abituale registro comico a più inediti toni oscuri, ma trova un ottimo contraltare in Synnøve Karlsen (Ann, Ultima notte a Soho) nel creare la tensione adeguata. Un horror d’atmosfera e attesa, compatto e claustrofobico, in arrivo quasi contemporaneo con il debutto inglese.
MINORE di Konstantinos Koutsoliotas
Grecia, 2023, 112′ | Horror / Fanstasy
L’ultima fatica del cineasta greco Konstantinos Koutsoliotas è una commedia horror dalle forti tinte splatter che offre uno spaccato onesto e genuino dell’umanità greca. Turisti sognatori, musicisti folli e atleti improbabili sono solo alcuni degli eccentrici e grotteschi personaggi che popolano il mondo di Minore. Tutti questi individui ai margini della società sono descritti con amore da Koutsoliotas, che affida proprio a loro l’arduo compito di salvare sé stessi e la piccola cittadina in cui vivono. Un viaggio in Grecia in cui si fondono realtà e incubi lovecraftiani.
FLAMING CLOUD di Liu Siyi
Cina, 2023, 107′ | Fantasy
L’esordio della regista Liu Siyi è un mirabile omaggio ai film Disney e al folklore cinese con cui è cresciuta la sua generazione. Realizzata con autentica passione cinefila, questa rivisitazione moderna in live-action del classico paradigma delle fiabe è impreziosito da una componente puramente fantasy.
Tutto inizia con una scommessa ultraterrena e un ragazzo condannato da una maledizione a far cadere nel sonno chiunque baci. Ostracizzato come uno scherzo della natura dai suoi compaesani e separato dalla sua dolce metà d’infanzia, Sangui intraprende un viaggio fantasmagorico per ritrovarla e liberarsi. Affrontando il tema dello stigma sociale e il potere del vero amore, Flaming Cloud presenta un racconto adulto ricco di magia e romanticismo con un gusto dark.
BLACK MOLD di John Pata
USA, 2023, 90′ | Horror
Brooke e Tanner, una coppia di fotografi, mentre esplorano alcune case abbandonate per raccogliere materiale per un loro progetto, scoprono che una di queste è occupata da un senzatetto guardingo e convinto di essere perseguitato da forze esterne pronte a eliminarlo. Il calare della notte porterà i due protagonisti a dover affrontare la verità dietro le parole dell’uomo e le proprie paure nascoste; in particolare, l’incontro con il senzatetto riporta a galla i traumi di Brooke relativi alla scomparsa del padre quando era adolescente.
Black Mold imbastisce una classica struttura a tre atti, con una lenta costruzione della tensione nei primi due terzi e un’esplosione finale dove gli appassionati potranno trovare richiami agli horror americani degli anni ’70-’80 (esplicito l’omaggio a John Landis ad esempio). Un’analisi del rapporto dell’uomo con le fobie e i traumi e la necessità di trovare una risalita personale dall’oscurità prima di sprofondare in essa: John Pata ha raccontato la genesi dell’opera e le esperienze autobiografiche che vi ha inserito, in particolare un periodo di forte depressione tra il 2016 e il 2020 e la sua passione per l’esplorazione di case abbandonate, descrivendo il fascino della ricchezza di storie nascoste al loro interno ma anche la graduale perdita del senso di realtà con l’aggravarsi della sua salute mentale.
INDERA di Woo Ming Jin
Malesia, 2023, 104′ | Horror
Indera ha aperto la 7a edizione del Malaysia International Film Festival, il MIFFest, a Kuala Lumpur. Joe (Shaheizy Sam) non è più stato lo stesso dopo aver perso sua moglie (Azira Shafinaz) in un enigmatico incidente. Ha una figlia, Sophia (Samara Kenzo), che non è in grado di parlare a causa del trauma e ha l’obiettivo di curarla, mentre sono circondati dal tumulto dell’incidente di Memali del 1985 in Malesia. Quando Joe incontra una donna giavanese che potrebbe aiutarlo con la condizione di sua figlia, sia al padre che alla figlia viene assegnato un posto dove stare, ed entrambi sperimentano qualcosa di inquietante e insolito che potrebbe confondere i loro ricordi.
Woo Ming Jin filtra l’orrore tramite la divulgazione della cultura giavanese e malese, consentendo alla comunità locale di essere parte attiva nella costruzione estetica e narrativa del film, esattamente come accadeva nel suo film precedente Stone Turtle; le innumerevoli e inspiegabili oscurità servano da catalizzatore per la progressione del film, accumulando quanti più esempi possibili di algoritmi di “percorsi incrociati”. La navigazione del percorso del film, che confonde numerose idee in varie direzioni, infittisce notevolmente la trama. Anche la ricerca personale di Sophia per scoprire le verità nascoste sembra prendere numerose svolte, concentrandosi sull’orrore dal punto di vista di un bambino.
Indera è un film ricco di tradizioni e cultura e offre la possibilità di scoprire l’orrore da un punto di vista politico che la rende unico.
THE CODE di Eugene Kotlyarenko
USA, 2024, 98′ | Commedia
Seguiamo le disavventure di una coppia che non ha più rapporti. Mentre Celine (Dasha Nekrasova) intende dirigere un documentario sull’impatto della pandemia nei rapporti di coppia, Jay vuole aggiungere il suo punto di vista al racconto; la loro relazione entrerà in una spirale discendente di reciproco sabotaggio. La frase “ti amo”, ripetuta così spesso nel film, manterrà ancora il suo valore?
Kotlyarenko è un autore attento fin dagli esordi a riportare, attraverso la commedia, i nuovi approcci dei millennial all’intimità e le nevrosi dei rapporti condizionati dalla costante presenza dei social e della rete – con l’aggiunta in The Code della componente delle domande sul futuro legate al COVID-19.
Lo stile del regista, detto ‘cinema desktop’, prevede l’utilizzo di riprese multischermo non convenzionali, costituite da camere a mano in forma di finto documentario, microcamere di sorveglianza, webcam dei computer e gli schermi dei cellulari diventati nostra estensione. Lo scopo è di riprodurre la nostra percezione del reale – o meglio, iperreale – e l’apatia che gran parte della nuova generazione usa come scudo in un mondo così interconnesso e senza filtri. La frase di apertura di Orson Welles, un innovatore della narrazione mediale, può fornire una chiave di orientamento allo spettatore.
A introdurre il film sarà nostro piacere avere come ospite il regista Eugene Kotlyarenko.
FANTI di Andy Nguyen
Vietnam, 2023, 108′ | Thriller
Anche se di produzione vietnamita, Fanti mutua la parola del titolo da un termine del K-Drama coreano in riferimento a qualcosa di genuino, usato spesso in maniera ironica.
Andy Nguyen dirige il suo film d’esordio in una storia, scritta assieme a Luigi Campi, estremamente metafilmica, raccontando le vicende di una giovane influencer che vuole a tutti i costi diventare attrice, seguendo le orme della madre. La ragazza, in seguito alla decisione, viene minacciata di morte da un follower sconosciuto, si confronta con l’ostilità della troupe e viene soprattutto pressata dal confronto con la madre. Al di là di qualche espediente di genere, Fanti è un film pop iperrealistico, che adotta gran parte della sua estetica dai videogame e dai social. Può essere visto come un atipico film coming-of-age sulla pressione molto forte subita dagli adolescenti, in alcuni paesi dell’Estremo Oriente, da parte di amici, parenti e conoscenti, al punto di generare spesso una spirale di tensioni, attese ed angosce che finiscono per schiacciare l’individuo. Una prospettiva inedita sull’evoluzione del rapporto contemporaneo con la socialità e la fame di successo.
COLD WALLET di Cutter Hodierne
USA, 2024, 92′ | Thriller
Dopo che un gruppo di utenti Reddit, tra cui il padre separato Billy (Raul Castillo), si trovano invischiati in una truffa legata alle criptovalute, si organizzano per trovare e rapire il ricco influencer che gli ha fatto perdere ogni cosa. Le cose non si riveleranno semplici come avevano pianificato…
Hodierne mescola il genere classico della home invasion con una tematica estremamente legata alla contemporaneità, portando i propri personaggi all’estremo fino a svelare ciò che l’essere umano è disposto a fare per proprio tornaconto. Nonostante l’apparenza mefistotelica del cryptoguru antagonista designato, infatti, i protagonisti truffati hanno con lui non tanto un confronto morale quanto di classe, legato a un “noi contro loro” determinato dalla disposizione a compiere atti estremi per innalzarsi sopra gli altri. Non c’è calore e passione nella loro causa, come evidenzia l’ambientazione invernale e la fotografia fredda che permea anche le scene interne; il loro vigilantismo “alla Robin Hood” ha fini nobili?
CREEPY CRAWLY di Chalit Krileadmongkon, Pakphum Wongjinda
Thailandia, 2023, 92′ | Horror
In un hotel di quarantena durante la pandemia, gli ospiti iniziano a sparire misteriosamente. Inizia a indagare un gruppo di giovani, che si chiede se c’è un fondo di verità dietro la leggenda urbana di una creatura a forma di insetto che si impossessa delle sue vittime…
Dalla Thailandia arriva un horror che gioca con le atmosfere buie e claustrofobiche della sua ambientazione, e l’idea di un contagio inarrestabile che trova similitudini nella realtà recente con la pandemia COVID-19, inserita non casualmente come elemento di sfondo. Gli effetti speciali, sofferenti di un budget basso per la richiesta, sono compensati dall’uso sapiente delle luci, delle musiche e delle inquadrature per costruire la tensione di ciò che non si vede ma striscia in agguato, come la traduzione del titolo originale suggerisce (la versione internazionale The 100 fa riferimento al centopiede).
Il cast ristretto permette di concentrarsi sui protagonisti, in particolare i rapporti familiari che devono ricucire, e lo scontro di classe con il direttore dell’hotel, caratterizzato come un villain capitalista di taglio romeriano. Una visione leggera, riuscita nella costruzione della situazione e nella sua risoluzione.
CHASING A SHOOTING STAR di Haitao Guo
Cina, 2024, 99′ | Commedia
Un meteorite squarcia improvvisamente il cielo notturno cinese, dirigendosi verso un punto di atterraggio sconosciuto. Dopo aver assistito a questa anomala scena, Mr. Liu, un agricoltore in cerca di fama sui social, e Lyiang Ying, una regista che si ritrova ad aiutarlo, si avventurano alla ricerca del misterioso corpo celeste che potrebbe cambiare le loro vite per sempre, guidati da altri personaggi mossi ciascuno da scopi differenti. Adattamento di un’opera di Jiewen Liu, ispirata a sua volta dalla caduta di una meteora realmente accaduta nel 2017 nella provincia di Yunnan; quest’ultima è stata luogo delle riprese, svolte da un gruppo di 90 tra studenti e insegnanti dell’Università di Shenzen.
Haitao Guo ribalta concettualmente il genere del disaster movie, trattando la caduta di una meteora sulla terra come un evento fortunato anziché una calamità, mischiato con il road movie. Innesta inoltre un interessante discorso metanarrativo realtà-finzione attraverso il punto di vista della regista fittizia che riprende gli eventi del film come un documentario diventando alter ego del regista vero che sta girando un’opera di finzione. Avatar, live, digitale e ritorno alla natura si fondono in questo particolare esordio dalla regia pulita e diretta.
OVERSTEER di Derrick Lui
Singapore, 2024, 86′ | Azione / Drammatico
Dopo l’esordio intimista 1400 (2015), arrivato con successo in molti festival internazionali tra cui la sezione Newcomers dell’Asian Film Festival, Derrick Lui ambienta la sua seconda opera nel mondo delle corse automobilistiche. Il giovane Wind si scontra con l’ostilità del padre, che ha coltivato la sua passione per le macchine, poiché si rifiuta di unirsi all’azienda di famiglia preferendo lavorare in officina con l’amico Fu. Ispirato a una storia vera.
Lontano dai film d’azione e di corse occidentali, Oversteer cerca una forma di spettacolarità più plastica nel descrivere la velocità e le sue mille insidie, con poche sequenze d’azione realizzare da stunt direttamente durante le riprese per garantire un realismo quasi documentaristico. I chiaroscuri e le luci al neon nelle scene notturne, restituendo un’atmosfera liquida e di fascino. Meno riuscita la caratterizzazione dei personaggi: nonostante l’interpretazione di Aden Tan, il protagonista dimostra poche sfumature, e le interazioni tra i personaggi risultano spesso sopra le righe.
Oversteer rimane tuttavia un apprezzabile film indipendente, un sogno che ha richiesto a Lui 10 anni di lavorazione tra numerosi cambi di sceneggiatura, problemi nel trovare i fondi e la post-produzione durante la pandemia Covid-19 con problemi di spostamento tra Thailandia e Myanmar – dove è avvenuto un colpo di stato nel 2021.
BIRTHDAY GIRL di Michael Noer
Danimarca, 2023, 95′ | Thriller
Il regalo per il diciottesimo compleanno di Cille da parte della madre Nanna è una crociera a tre ai Caraibi sulla nave Coco Cruise, insieme alla migliore amica della ragazza, Lea. L’euforia per la vacanza finisce quando la festeggiata viene ritrovata in stato confusionario dopo aver trascorso la notte fuori dalla stanza, senza memoria della serata appena trascorsa. Nanna, sicura che qualcuno si sia approfittato della figlia, inizia un’esplorazione di ogni angolo della nave in cerca del colpevole, che porterà le due a interrogarsi sul rapporto tra di loro.
Dopo l’esperienza hollywoodiana con il remake di Papillon (2017) e la parentesi storica di Before the frost (2018) Michael Noer torna con grande sensibilità tematica nella contemporaneità, sfruttando il bacino estetico dell’horror anni ’70-’80 tanto amato dai registi danesi, e ambientando la sua pellicola nel Far West senza giurisdizione delle acque internazionali.











